Danno medico da nascita indesiderata. Importanti pronunce della Corte suprema.

Posted by on ottobre 11, 2018

Il danno  medico da nascita indesiderata

La responsabilità del medico nel caso di danno medico da nascita indesiderata, ed il risarcimento dei conseguenti danni, presenta ormai aspetti consolidati, e profili problematici. Mentre da un lato la giurisprudenza è unanime e costante in merito alla risarcibilità del danno ed all’accertamento della colpa, vari contrasti permangono in merito all’accertamento del nesso causale.

Dopo che nel 2012 la giurisprudenza di legittimità ha fatto registrare un contrasto proprio su quest’ultimo punto, una decisione pronunciata nel 2013 ha segnato un ulteriore revirement in tema di onere della prova del nesso di causa.

In pratica è stato alleggerito l’onere gravante sul medico ed è stato rafforzato quello gravante sul danneggiato.

1. La ricognizione

Nell’arco di soli sei mesi, tra ottobre 2012 e marzo 2013, la Corte di cassazione ha pronunciato due importanti sentenze in materia di danno medico da nascita indesiderata. Gli interventi della Corte in tema di danno da nascita indesiderata sono ormai numerosi, ma le due sentenze cui si è appena fatto cenno hanno imposto agli interpreti una riconsiderazione generale dell’intera materia. Ciascuna di esse, infatti, si è posta in meditato e motivato contrasto con l’orientamento sino ad allora prevalente.

La responsabilità del medico secondo sentenza

Con la prima sentenza la Corte ha ritenuto che il medico il quale, non riferendo alla gestante dell’esistenza di malformazioni del feto, precluda a quest’ultima la possibilità di abortire, è tenuta a risarcirla. Nello specifico, non solo il danno patito dalla gestante medesima, ma anche quello patito dal neonato, a nulla rilevando che le malformazioni di questi fossero congenite.

Nella stessa sentenza, inoltre, si è stabilito che il risarcimento del danno da nascita indesiderata spetti ‒ oltre che, come detto, al neonato e ai suoi genitori ‒ anche ai fratelli della persona nata con malformazioni.

Si è trattato, dunque, di una sentenza che ha notevolmente slargato l’area del danno medico da nascita indesiderata risarcibile. Quindi  includendo tra gli aventi diritto al ristoro il neonato ed i suoi fratelli, per l’avanti pacificamente esclusi dal novero dei soggetti legittimati a domandare il risarcimento.

La prova presuntiva nel danno medico da nascita indesiderata

Dal fatto noto che le malformazioni del concepito fossero di una certa gravità, il giudice potesse risalire ex art. 2727 c.c. al fatto ignorato che, se la gestante le avesse tempestivamente conosciute, avrebbe interrotto la gravidanza. Si era pure sostenuto che dal fatto noto che la gestante avesse scelto di sottoporsi ad un esame diagnostico prenatale finalizzato a conoscere eventuali malformazioni del feto, il giudice potesse risalire al fatto ignorato. Ovvero che quella gestante, nel caso di positività della diagnosi di malformazioni, non avrebbe condotto a termine la gestazione.

2. La focalizzazione

Con l’espressione “danno medico da nascita indesiderata” si designa nella prassi sia un tipo di danno, sia ‒ meno correttamente ‒ un tipo di condotta illecita.
Sul piano del danno, con l’espressione “danno da nascita indesiderata” si intende quello patito dal genitore che veda leso il proprio diritto di scegliere se e quando avere figli.
Sul piano della condotta illecita, l’espressione “danno medico da nascita indesiderata” indica l’operato del medico da analizzare. Sia con una condotta tecnicamente imperita, sia omettendo di informare la gestante, il medico viola il diritto di uno o di ambedue i genitori a non avere figli, ovvero a non portare a termine la gestazione di essi.

La condotta

Tale condotta può dunque assumere principalmente due forme. La prima ipotesi ricorre quando la nascita di un figlio avviene contro la volontà del genitore, come nell’ipotesi di insuccesso di un intervento abortivo. La seconda ipotesi ricorre quando la nascita avviene secondo la volontà del genitore, volontà che però si è formata in modo viziato come nell’ipotesi di omessa informazione circa le malformazioni del feto.

2.1 Nascita indesiderata e colpa del sanitario

Ovviamente un sanitario (medico, radiologo, genetista, infermiere), può essere chiamato a rispondere del danno da nascita indesiderata quando abbia tenuto una condotta colposa.
Sulle fonti, sul contenuto e sulla forma dell’obbligo di informazione gravante sul medico esiste una formidabile letteratura ed una sterminata produzione giurisprudenziale, impossibile a riassumersi in questa sede. Ci limiteremo perciò a ricordare alcuni princìpi generali al riguardo, focalizzando poi la nostra attenzione sulle particolarità che l’obbligo di informazione assume con riguardo alle diagnosi prenatali.

Le applicazioni nel campo

I princìpi sin qui riassunti trovano applicazione ovviamente anche nel campo del danno da nascita indesiderata. Ma in questo settore la giurisprudenza ha ritenuto che il medico chiamato ad eseguire una diagnosi prenatale debba non solo informare la gestante sui risultati obiettivi dell’esame, ma abbia anche obblighi informativi aggiuntivi.

Articolo, con sezioni omissis, tratto da: http://www.treccani.it/enciclopedia/il-danno-da-nascita-indesiderata_(Il_Libro_dell’anno_del_Diritto)/

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