• Errore medico e malasanità non sono sinonimi

    Posted on giugno 26, 2014 by in News

    Malasanità non descrive la realtà italiana nè le reali colpe mediche quando sussistono.

    Errore medico e malasanità non sono sinonimi

    In qualità di professionisti del settore con oltre 100 agenzie affiliate in tutta Italia, ci sentiamo di appoggiare e diffondere questo approccio etico costruttivo nei confronti della cosiddetta “malasanità”.

    Sono spuntati come funghi agenzie e siti web che adottano una politica sempre più aggressiva contro la cosiddetta “malasanità”  e che utilizzano forme pubblicitarie mediante sgradevoli spot televisivi. Si aggiungono anche i ricorsi mediante esposti o denunce-querele all’Autorità Giudiziaria, che danno avvio ad un percorso penale del tutto superfluo.

    La classe medica si sente ormai nel mirino di un attacco assolutamente ingiustificato. Ho già detto  e ribadisco che il termine “malasanità” va evitato, perché non rispecchia la realtà della sanità italiana, che si colloca ad un ottimo livello nella media europea.

    L’errore medico non ha nulla a che fare con il concetto di malasanità, che è tutt’altra cosa; purtroppo, la responsabilità dell’utilizzo di tale termine è dei mass-media (stampa e televisione), sempre dediti alla ricerca del titolo sensazionale.

    Non si può negare che gli errori medici esistano e che talora possano essere evitati; il diritto del paziente ad ottenere un risarcimento per un danno causato da un errore evitabile è sacrosanto.

    il Legislatore potrà depenalizzare l’errore medico (e ciò è auspicabile), ma non potrà mai togliere per legge al paziente (a pena di incostituzionalità) il diritto ad essere risarcito.

    E’ giusto, perciò, che un paziente venga risarcito quando è vittima di un errore medico, se tale errore poteva essere evitato, ma:

    - perché fare una denuncia penale se il diritto ad un risarcimento per errore medico può essere perseguito in sede civilistica?

    - perché fare una richiesta di risarcimento senza prima avere interpellato professionisti che, esaminato il caso, sappiano spiegare al paziente la differenza fra complicanze non colpevoli e complicanze evitabili, evitando così inutili denunce e e inutili diffide?

    Nella mia casistica personale, su 100 casi di presunta colpa medica di cui mi viene chiesto l’esame, soltanto nel 20% dei casi riscontro profili di censura e di questi soltanto il 5% approda alla via giudiziaria, perché il restante 15% viene definito con un equo accordo transattivo fra le parti.

    Il ricorso indiscriminato alla denuncia penale o alla richiesta di risarcimento in sede civile sta creando una pericolosa barriera fra medico e paziente, favorendo, peraltro, l’eccesso di esami diagnostici (medicina difensiva) con  aggravio dei costi per l’intera collettività.

    Chi ci fa le spese, per tale situazione sociale, che sta diventando intollerabile, non è soltanto la classe medica, ma il paziente.

    Segnalo lo spot realizzato del Collegio Italiano dei Chirurghi  http://www.collegiochirurghi.it.

    Comprendo le giuste finalità con cui si è pensato a questa iniziativa, ma, a mio parere, lo spot, incentrandosi soltanto sugli aspetti positivi della pratica medica, rischia di ottenere nella pubblica opinione un effetto contrario, come dire “una difesa a prescindere”; invece, sarebbe più efficace segnalare “luci ed ombre” della casistica quotidiana sanitaria, evidenziando come le “ombre” ne rappresentino soltanto una piccola parte.

    Errore medico e possibili via conciliative

    Una soluzione per sgravare i singoli medici di questo enorme fardello, a mio parere, sarebbe assai semplice, se vi fosse la volontà politica:

    la creazione di un fondo nazionale assicurativo dedicato al risarcimento degli errori medici colpevoli, al quale il singolo medico, sia pubblico che privato, si iscriverebbe obbligatoriamente pagando una quota ragionevole proporzionata al suo reddito netto da lavoro (per esempio, in misura non superiore al 1-2%).

    Tutto il resto, spot e quant’altro, possono rivelarsi inefficaci, anzi, nel caso dello spot del CIC, si rischia di ottenere un impatto emotivo controproducente, dinanzi al quale la società italiana oggi, anche alle prese di una pesante crisi economica ed etica, appare refrattaria, ottenendo paradossalmente proprio l’effetto contrario.

    Riferimenti:

    I consigli dell’esperto:
    - non avere fretta
    - evitare la via penale
    - adire alla causa civile
    solo se vi è una colpa medica sicuramente dimostrabile
    solo col parere del medico-legale supportato dallo specialista nella disciplina
    solo dopo aver tentato un accordo extragiudiziale

    - e se il parere preliminare fosse negativo, lasciar perdere, non rischiare di perdere tempo e soldi in un’avventura giudiziaria inutile e che potrebbe risolversi anche con il pagamento delle spese processuali, nel caso che il Giudice si orientasse per un giudizio di causa temeraria.

    E in ogni caso dareste un inutile fastidio al medico incolpevole ed un aggravio dei costi assicurativi, che ricadrebbe sempre su tutti noi

    La fonte dell’articolo è: http://www.medico-legale.it/showPage.php?template=blog_news&id=12

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